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Ultima modifica: 4 Maggio 2019

Volontari in corso – Il Museo all’aperto di Ottaviano

 

“Museo all’aperto”, un complesso che comprende un’area verde di 3200 metri quadri, un fabbricato principale del XIX secolo e una cappella dedicata a Papa Gregorio VII, chiamata Chiesetta del Vaglio, risalente all’anno 1000. Il bene è stato confiscato alle famiglie Prisco/Romano e destinato dal Comune di Ottaviano a finalità sociali ed affidato in uso all’Ente Parco per novanta anni. La gestione delle attività è stata affidata al circolo Legambiente “Mimmo Beneventano” di Ottaviano. Nelle aree verdi è ospitato il Parco della memoria e dell’impegno civile nel quale sono annualmente piantati alberi in memoria delle vittime della camorra, strutture inserite nel circuito dei Percorsi di Legalità, viaggi-studio dell’impegno civile per la conoscenza del patrimonio confiscato. Le attività del Museo: un percorso sensoriale, un percorso di ecologia applicata per la conoscenza delle energie rinnovabili, percorso di osservazione naturalistica e di agricoltura sostenibile e di campagne di sensibilizzazione sui temi di ambiente e legalità. Le iniziative previste riguardano l’educazione ambientale, il commercio equo e solidale, e una campagna dedicata all’integrazione con momenti di incontro fra culture diverse con il coinvolgimento principalmente di ospiti delle strutture di accoglienza segnalate dal Tribunale dei minori di Napoli.

Questa la breve descrizione del luogo che ci ha accolti per la realizzazione di gran parte del progetto. È un posto ameno, un’oasi di pace collocata sulle pendici del Vulcano, è una piccola costruzione in muratura dall’architettura raffinata circondata da un piccolo orto suddiviso in angoli tematici. È un luogo unico e suggestivo, che fin da subito ha catturato la nostra attenzione col suo “Parco della Memoria”, un’area in cui sono piantati alberi dedicati alle vittime delle mafie. Ci ha colpiti e ci ha fatto riflettere il coraggio di queste persone, molte delle quali non sono morte per errore commesso dai killer, ma hanno sacrificato la vita nell’affermare il valore sacrosanto della legalità contro chi, invece, viveva nella completa inosservanza delle leggi.
Ci è stato chiesto di partecipare alla manutenzione di questo bene comune e noi con entusiasmo abbiamo aderito. Così abbiamo provveduto a ripulire gli orti sociali dalle erbacce proliferate durante l’inverno. Ma cosa sono gli orti sociali? Il tutor dell’Associazione ci ha spiegato che si tratta di piccoli porzioni di terreno che possono essere affidati a chiunque ne faccia richiesta per essere coltivati senza fini di lucro e secondo i canoni dell’agricoltura biologica. Vale a dire che sono vietati pesticidi e concimi chimici e, solo allo scopo di preservare l’identità locale, sono incoraggiate le coltivazioni di varietà autoctone come, ad es.: il pomodorino del piennolo. L’aspetto positivo è stato quello di scoprire che molte di quelle che noi identifichiamo come erbacce sono, in realtà, erbe medicinali o addirittura commestibili. È il caso della borragine, che le nostre nonne utilizzavano per preparare appetitose minestre.
Attività altrettanto interessante è stata quella di piantare alberi e arbusti; l’intento col quale abbiamo operato è stato quello di rendere più gradevole l’aspetto del luogo e, aspetto non secondario, anche quello di rinforzare la tenuta del terreno scosceso, preservandolo dal rischio di smottamenti e di cedimenti improvvisi. Per noi è stata un’esperienza nuova e inconsueta, che sicuramente non avremmo mai realizzato se non avessimo partecipato a questa iniziativa promossa dalla Scuola. Ma quali sono stati gli aspetti positivi? Il piantare alberi ha fornito l’occasione per avvicinarci alla cultura contadina, anche se solo marginalmente per il poco tempo avuto a disposizione. Abbiamo appreso l’importanza del tempo e dell’attesa, due valori che per noi che viviamo in modo frenetico, per noi che il tempo è scandito dalla velocità della risposta di un computer abbiamo molto apprezzato: apprendere l’importanza del “tempo del contadino” è stato semplicemente sorprendente. La nostra attività presso la sede di Legambiente di Ottaviano non si è limitata solo a questo: tra le altre cose abbiamo contribuito a sistemare alcuni degli ambienti che ospitano volontari provenienti da ogni parte d’Europa nell’ambito delle attività dei campi di Volontariato Internazionale. Anche in virtù di ciò abbiamo compreso concretamente il senso della parola “bene comune” e, anche, come un luogo possa essere ricco di così tanti significati.
I Beni Comuni, come il Museo, sono beni che dobbiamo salvaguardare e proteggere con la consapevolezza che appartengono a noi tutti. Abbiamo capito, inoltre, che siamo parte integrante dell’ambiente e che possiamo influenzarlo sia nel bene che nel male con i nostri comportamenti e con le nostre azioni quotidiane. C’è da dire, in verità, che all’inizio, non avevamo capito bene il senso delle attività che ci accingevamo a realizzare, tantomeno avevamo compreso come esse potessero essere pertinenti al percorso di Alternanza Scuola Lavoro e quanto fossero aderenti al nostro indirizzo di studio. Ben presto, però, ci siamo ricreduti e man mano che il progetto progrediva, abbiamo sviluppato competenze e individuato numerosi nessi importanti per la nostra formazione e per un loro possibile futuro utilizzo in attività lavorative eco sostenibili.

 

 

 

 

 

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