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Ultima modifica: 18 Aprile 2019

Volontari in corso – Il Museo all’aperto di Ottaviano

 

“Museo all’aperto”, un complesso che comprende un’area verde di 3200 metri quadri, un fabbricato principale del XIX secolo e una cappella dedicata a Papa Gregorio VII, chiamata Chiesetta del Vaglio, risalente all’anno 1000. Il bene è stato confiscato alle famiglie Prisco/Romano e destinato dal Comune di Ottaviano a finalità sociali ed affidato in uso all’Ente Parco per novanta anni. La gestione delle attività è stata affidata al circolo Legambiente “Mimmo Beneventano” di Ottaviano. Nelle aree verdi è ospitato il Parco della memoria e dell’impegno civile nel quale sono annualmente piantati alberi in memoria delle vittime della camorra, strutture inserite nel circuito dei Percorsi di Legalità, viaggi-studio dell’impegno civile per la conoscenza del patrimonio confiscato. Le attività del Museo: un percorso sensoriale, un percorso di ecologia applicata per la conoscenza delle energie rinnovabili, percorso di osservazione naturalistica e di agricoltura sostenibile e di campagne di sensibilizzazione sui temi di ambiente e legalità. Le iniziative previste riguardano l’educazione ambientale, il commercio equo e solidale, e una campagna dedicata all’integrazione con momenti di incontro fra culture diverse con il coinvolgimento principalmente di ospiti delle strutture di accoglienza segnalate dal Tribunale dei minori di Napoli.

Questa la breve descrizione del luogo che ci ha accolti per la realizzazione di gran parte del progetto. È un posto ameno, un’oasi di pace collocata sulle pendici del Vulcano, è una piccola costruzione in muratura dall’architettura raffinata circondata da un piccolo orto suddiviso in angoli tematici. È un luogo unico e suggestivo, che fin da subito ha catturato la nostra attenzione col suo “Parco della Memoria”, un’area in cui sono piantati alberi dedicati alle vittime delle mafie. Ci ha colpiti e ci ha fatto riflettere il coraggio di queste persone, molte delle quali non sono morte per errore commesso dai killer, ma hanno sacrificato la vita nell’affermare il valore sacrosanto della legalità contro chi, invece, viveva nella completa inosservanza delle leggi.
Ci è stato chiesto di partecipare alla manutenzione di questo bene comune e noi con entusiasmo abbiamo aderito. Così abbiamo provveduto a ripulire gli orti sociali dalle erbacce proliferate durante l’inverno. Ma cosa sono gli orti sociali? Il tutor dell’Associazione ci ha spiegato che si tratta di piccoli porzioni di terreno che possono essere affidati a chiunque ne faccia richiesta per essere coltivati senza fini di lucro secondo i canoni dell’agricoltura biologica. Vale a dire che sono vietati pesticidi e concimi chimici e sono incoraggiate le coltivazioni di varietà autoctone come, ad es.: il pomodorino del piennolo, con lo scopo di preservare l’identità locale. L’aspetto positivo è stato lo scoprire che molte di quelle che noi identifichiamo come erbacce sono, in realtà, erbe medicinali o addirittura commestibili, come nel caso della borragine che le nostre nonne utilizzavano per preparare appetitose minestre. Altrettanto interessante è stato piantare alberi e arbusti con l’intento di rendere più gradevole l’aspetto del luogo e anche di rinforzare la tenuta del terreno scosceso, preservandolo dal rischio di smottamenti. Per noi è stata un’esperienza nuova che non avremmo mai realizzato se non avessimo partecipato a questa iniziativa. L’attività del piantare alberi ha fornito l’occasione per avvicinarci un pochino alla cultura contadina. Abbiamo appreso l’importanza del tempo e dell’attesa: per noi che viviamo in modo frenetico, per noi che il tempo è scandito dalla velocità della risposta di un computer, apprendere l’importanza del “tempo del contadino” è stato semplicemente sorprendente. Ma la nostra attività presso la sede di Legambiente di Ottaviano non si è limitata solo a questo. Infatti abbiamo contribuito a sistemare alcuni degli ambienti che ospita volontari da ogni parte d’Europa. Lì per lì non abbiamo compreso il senso di quello che stavamo facendo; tuttavia, a ben riflettere, abbiamo capito l’importanza di avere contribuito a gestire un bene comune, un bene al servizio della collettività.

Questa esperienza ci ha fatto capire molte cose come quanto sia importante l’ambiente e quanto noi siamo a contatto con l’ambiente tutti i giorni. A noi ha colpito il discorso fatto dal nostro accompagnatore di questo progetto che ci ha fatto capire che l’ambiente è di tutti noi con il discorso che ci ha fatto sui beni comuni essendo che noi stiamo lavorando e svolgendo questa attività di volontariato all’interno di questo bene comune sequestrato alla camorra.

I beni comuni come il museo sono beni che noi dobbiamo salvaguardare e proteggere come se fossero cose di proprietà privata perché curare e sistemare un bene comune è un opera di bene nei confronti prima di te stesso e poi verso gli altri.

Noi all’inizio non eravamo molto invogliati a fare questo progetto ma poi andando lì e svolgendo le attività ci siamo appassionati perché soprattutto lo si fa divertendosi e stando in compagnia, in questo modo la azione di volontariato la si fa con un lavoro di squadra e questo ci aiuta a crescere e ad interagire con gli altri e soprattutto con l’ambiente.

Oltre al lavoro fatto ad Ottaviano è stato molto bello e divertente arrivarci ed andare via perché siamo andati tutti insieme con il treno e abbiamo passato delle giornate in compagnia molto meno noiose delle solite giornate di scuola.

 

 

 

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