Istituto Tecnico Industriale Statale “Leonardo da Vinci” - Napoli

Schema Regolamento Nuovi Istituti Tecnici

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Vitruvio

 

I LABORATORI DEI NUOVI ISTITUTI TECNICI DEL SETTORE TECNOLOGICO

Gli istituti tecnici come scuole dell’innovazione” è la parola d’ordine su cui si fonda il riordino dell’istruzione tecnica e risponde all’esigenza di rinnovare  profondamente il modo tradizionale di fare scuola.
Tutti gli istituti tecnici, a maggior ragione quelli del settore tecnologico, sono sollecitati a progettare e utilizzare  metodologie didattiche più attive, basate su:

La didattica di laboratorio è una delle principali leve del cambiamento: investe tutte le discipline, anche per superare la tradizionale dicotomia tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica; assume, tuttavia, particolare rilievo nelle discipline che caratterizzano le aree di indirizzo.
Il laboratorio non può essere identificato unicamente con le aule speciali e gli spazi tecnologicamente attrezzati; infatti, è lo strumento metodologico privilegiato sia per coinvolgere attivamente gli studenti nei processi di apprendimento, sia per facilitare il dialogo tra la scuola e il mondo del lavoro e agevolare l’inserimento dei giovani in contesti produttivi reali attraverso stage, tirocini, alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, è indubbio che la compresenza tra docente laureato e insegnante tecnico pratico faciliti il raggiungimento degli obiettivi educativi e che i laboratori, come spazi tecnologicamente attrezzati, siano parte integrante dell’identità degli istituti tecnici e supporto indispensabile per apprendere competenze tecnico-professionali in contesti operativi.

Nei piani di studio degli attuali ordinamenti degli istituti tecnici industriali, i laboratori costituiscono parte essenziale dell’offerta formativa e sono tradizionalmente identificati con gli spazi attrezzati in cui l’attività didattica è sviluppata in compresenza, per un’ampia quota del monte ore, del docente laureato con l’insegnante tecnico pratico.  
Per esempio, rispetto al monte annuale di lezioni degli attuali  percorsi di studio (1.188 ore, corrispondenti a 36 ore settimanali), le quote di compresenza  ammontano al 22% nel primo Biennio unitario (sono previste a supporto dell’insegnamento di Matematica, Fisica, Chimica, Tecnologia e disegno); crescono nei successivi trienni di specializzazione in modo differenziato, dal 27% nel triennio di “Elettronica e Telecomunicazioni” al 33% in quello di “Chimica”.
La manutenzione dei laboratori è affidata all’assistente tecnico, che ne cura l’efficienza per assicurarne la produttività.

Nei quadri orari degli indirizzi dei nuovi istituti tecnici del settore tecnologico allegati allo Schema di regolamento (Allegati B e C), il monte ore che prevede la compresenza del docente laureato con il docente tecnico pratico è indicato, accanto alle discipline di insegnamento, con l’espressione di cui di LABORATORIO, che ha generato fraintendimenti sul concetto di “laboratorio”.
Lo spazio dedicato ai laboratori, infatti, non può essere circoscritto, sotto il profilo didattico, solo alla presenza congiunta del docente laureato con il docente tecnico pratico.  La compresenza  è una risorsa in più che consente una gestione flessibile dell’attività di apprendimento, con la possibilità di articolare la classe in gruppi di lavoro e di operare più incisivamente sullo sviluppo delle capacità operative.

Negli indirizzi del settore tecnologico assume un ruolo importante anche per la sicurezza delle persone e delle cose, considerato l’elevato numero di allievi per classe. È indispensabile per garantire una personalizzazione della didattica per gli allievi e gruppi di allievi che hanno bisogno di maggiori cure e attenzioni per superare lacune e difficoltà di apprendimento, ma anche per valorizzare le eccellenze e sostenere stili e ritmi di apprendimento diversi.

Nei nuovi ordinamenti non sono previste ore di compresenza nell’area di istruzione generale, comune a tutti gli indirizzi di uno specifico settore: le compresenze sono inserite solo nelle aree di indirizzo, che sviluppano in modo mirato le competenze tecnico-professionali esplicitate nel profilo.
Le ore di compresenza, rispetto al monte ore complessivo delle aree di indirizzo, ammontano al:

È evidente che il problema maggiore si riscontra nella riduzione delle compresenze nel primo biennio, soprattutto nel laboratori collegati all’insegnamento delle discipline scientifiche su cui si fonda lo sviluppo delle competenze tecnologiche e specialistiche del triennio successivo.
Se  le esigenze di razionalizzare gli ordinamenti e di contenere la spesa pubblica nel settore dell’istruzione suggeriscono interventi di riduzione delle compresenza dei docenti tecnico-pratici nei laboratori tecnologici, esiste il rischio di mettere in crisi un settore formativo determinante per lo sviluppo dell’industria manifatturiera del Paese.

Si propongono, a tal fine, alcuni interventi correttivi:

  1. utilizzare - a livello territoriale – una quota dell’organico dei docenti tecnico-pratici (soprattutto quelli che - pur impegnati nei  processi innovativi messi in atto nelle scuole - risultassero in esubero a seguito dei tagli sugli organici), da mettere, in via prioritaria, a disposizione degli istituti tecnici del settore tecnologico per rafforzare le attività didattiche nei laboratori tecnologici, con la possibilità di dividere la classe in gruppi;
  2. definire una contingente di Assistenti tecnici adeguato alla manutenzione dei laboratori, per non disperdere un patrimonio di strumenti didattici, spesso frutto di notevoli investimenti economici;
  3. prevedere un piano straordinario di investimenti per adeguare le attrezzature tecnologiche e modernizzare i laboratori degli istituti tecnici.